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Scarpe da padel: come si scelgono e perché quelle da tennis spesso non vanno bene

Il campo è erba sintetica riempita di sabbia: la suola non deve aggrapparsi, deve lasciar scivolare. Quali scarpe da tennis vanno bene, quali no e dove si consumano per…

28 Ottobre 2026 · 5 min di lettura

Chi comincia a giocare a padel la scarpa non la compra: usa quella che ha. Di solito una scarpa da ginnastica, oppure una da tennis. E per qualche partita funziona — finché non si scivola, o finché il ginocchio non comincia a lamentarsi dopo la terza serata.

Il motivo è uno solo e sta sotto: il campo da padel è erba sintetica riempita di sabbia, e su quel fondo la suola non deve aggrapparsi, deve lasciar scivolare quel tanto che basta. È l’esatto contrario di quello che fa una scarpa pensata per il cemento.

In breve

La domanda La risposta corta
Cosa guardo per prima cosa la suola: dev’essere a spina di pesce
Vanno bene quelle da tennis? solo quelle da terra battuta, non quelle da cemento
Perché non le running non hanno tenuta laterale e si torce la caviglia
Il punto che si rompe prima il lato esterno dell’avampiede, per le strisciate
Quando si cambiano quando la spina di pesce è spianata, non quando è bucata

1. La suola: tutto parte da lì

La suola giusta per il padel ha un disegno a spina di pesce — tante V ripetute, come le lische di un pesce. Non è estetica: quel disegno raccoglie la sabbia e la rilascia mentre il piede si muove, e ti permette di frenare scivolando invece che di colpo.

Una suola da cemento fa il contrario: è fatta per mordere una superficie dura e regolare. Sul sintetico sabbiato si aggrappa in modo imprevedibile, e la frenata che non arriva gradualmente arriva tutta insieme — sulla caviglia e sul ginocchio.

Esiste anche la suola mista, con la spina di pesce sull’avampiede e un disegno più pieno sul tallone: è un compromesso per chi alterna campi diversi.

2. Le scarpe da tennis: quali sì e quali no

Quelle da terra battuta vanno benissimo, e non è un ripiego: hanno la stessa spina di pesce, perché la terra rossa pone lo stesso problema della sabbia. Non a caso nei cataloghi gli stessi modelli «clay» compaiono fra le scarpe da padel.

Quelle da cemento no. Hanno la suola piena o con disegni a cerchi concentrici, pensata per durare sull’asfalto: sul sintetico non scarica la sabbia e tiene troppo.

Se la domanda era se puoi riciclare le scarpe che hai, l’abbiamo affrontata anche dall’altro lato in giocare a tennis con le scarpe da running: la risposta breve è che una scarpa da corsa, su un campo, è la scelta peggiore di tutte.

3. Perché le running sono il vero errore

Una scarpa da corsa è costruita per andare avanti. Tutta la sua struttura — ammortizzazione alta, tomaia morbida, battistrada liscio — serve ad assorbire l’impatto in linea retta.

Il padel è l’opposto: si gioca di lato. Passi incrociati, aperture, recuperi contro il muro, cambi di direzione continui. Una scarpa senza tenuta laterale lascia il piede libero di scappare fuori dalla suola, e il modo in cui ci si fa male a padel è quasi sempre quello: la caviglia che cede lateralmente.

4. Il rinforzo che fa la differenza sulla durata

Nel padel si striscia il piede: in chiusura, quando si scivola per arrivare sulla palla, il bordo esterno dell’avampiede va a terra.

È lì che le scarpe si consumano, ed è lì che i modelli fatti per questo sport hanno un rinforzo laterale, spesso in gomma riportata, che su una scarpa generica non c’è. Una scarpa da ginnastica usata per il padel non si rompe sulla suola: si apre sul lato.

5. L’ammortizzazione: quanta ne serve davvero

Qui si sbaglia per eccesso. Una scarpa troppo morbida e alta ti fa sentire comodo nei primi minuti e instabile per il resto della partita: più alto è il piede da terra, più facilmente si rolla.

Il punto d’equilibrio dipende da quanto giochi:

Una o due volte a settimana: una scarpa d’ingresso, con la suola giusta e un minimo di rinforzo, fa il suo lavoro. Non serve altro.

Tre volte o più, o tornei: qui cambia tutto. Si va su modelli con intersuola più strutturata e tenuta laterale seria, perché le ore sul campo si sommano.

Se sei pesante o hai avuto problemi di caviglia: conta più la stabilità dell’ammortizzazione. Si cerca una scarpa che tenga il piede fermo, non una che lo faccia affondare.

6. La taglia: mezzo numero in più, ma non per il motivo che pensi

Nel padel il piede va avanti e indietro dentro la scarpa a ogni frenata. Se la punta tocca, in discesa l’unghia dell’alluce se ne accorge: è il classico fastidio di chi ha preso la taglia «giusta» provandola da fermo.

La regola pratica: un dito di spazio davanti, misurato in piedi e a fine giornata, quando il piede è leggermente più gonfio. E si prova con il calzino con cui giochi davvero, non con quello sottile del negozio.

⚠️ Le calzate non sono uguali fra marche: chi ha il piede largo di solito si trova meglio con modelli dalla scarpa più tonda in punta, chi ce l’ha stretto con quelli più affusolati. Se cambi marca, non dare per scontata la tua taglia abituale.

7. Quando si cambiano

Non quando si bucano — molto prima.

Il segnale è la spina di pesce spianata. Quando le V si sono consumate e la suola comincia a diventare liscia, la scarpa non raccoglie più la sabbia: scivoli quando non vorresti e ti pianti quando vorresti scivolare. Da fuori sembra ancora buona.

Gli altri segnali: il lato esterno aperto per le strisciate, e l’intersuola che si è schiacciata — se la scarpa appoggiata su un tavolo pende da un lato, ha finito.

8. Se stai ancora mettendo insieme l’attrezzatura

La scarpa è il pezzo su cui conviene non risparmiare, perché è l’unico che riguarda la sicurezza. Per il resto — racchetta, palline, overgrip, borsa — abbiamo messo in fila le cose essenziali in cosa serve per iniziare a giocare a padel, e sulla racchetta in particolare in quale racchetta scegliere.

Un’ultima cosa che costa poco e cambia la presa: l’overgrip. Si consuma in fretta e va sostituito molto più spesso di quanto si creda.

In sintesi, prima di comprare

1. Gira la scarpa e guarda la suola: se non vedi la spina di pesce, non è una scarpa da padel.

2. Le tue scarpe da tennis da terra battuta vanno bene. Quelle da cemento no.

3. Cerca il rinforzo sul lato esterno dell’avampiede: è lì che si consumano.

4. Stabilità prima di morbidezza, soprattutto se giochi spesso.

5. Provale a fine giornata, col calzino da gioco, con un dito di spazio davanti.

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Domande frequenti

Che differenza c'è fra una scarpa da padel e una da tennis?

La suola. Il campo da padel è erba sintetica riempita di sabbia, quindi serve un disegno a spina di pesce che raccolga e rilasci la sabbia. Le scarpe da tennis per il cemento hanno una suola pensata per mordere una superficie dura e regolare.

Posso usare le mie scarpe da tennis?

Dipende da quali. Quelle da terra battuta sì, perché hanno la stessa spina di pesce: la terra rossa pone lo stesso problema della sabbia. Quelle da cemento no.

Perché nei cataloghi vedo modelli «clay» fra le scarpe da padel?

Perché sono gli stessi: clay vuol dire terra battuta, e quella suola funziona anche sul sintetico sabbiato. Non è un errore di catalogazione.

Posso giocare con le scarpe da running?

È la scelta peggiore. Una scarpa da corsa è costruita per andare avanti in linea retta, mentre il padel si gioca di lato: senza tenuta laterale il piede scappa fuori dalla suola, ed è così che si cede di caviglia.

Che cos'è la suola a spina di pesce?

Un disegno fatto di tante V ripetute, come le lische di un pesce. Serve a raccogliere la sabbia mentre il piede appoggia e a rilasciarla mentre scivola, così la frenata è graduale invece che improvvisa.

Che cos'è la suola mista?

Una via di mezzo: spina di pesce sull'avampiede e un disegno più pieno sul tallone. È pensata per chi alterna superfici diverse.

Dove si consumano le scarpe da padel?

Sul lato esterno dell'avampiede, per via delle strisciate in chiusura quando si scivola verso la palla. I modelli fatti per questo sport hanno lì un rinforzo in gomma che una scarpa generica non ha.

Quando devo cambiarle?

Quando la spina di pesce si è spianata, non quando la suola si buca. Una suola liscia non raccoglie più la sabbia: scivoli quando non vorresti e ti pianti quando vorresti scivolare, anche se da fuori la scarpa sembra ancora buona.

Come capisco se l'intersuola è finita?

Appoggia la scarpa su un tavolo e guardala di fronte: se pende da un lato, l'intersuola si è schiacciata e non lavora più.

Quanta ammortizzazione serve?

Meno di quanta se ne cerchi di solito. Una scarpa molto morbida e alta è comoda nei primi minuti e instabile per il resto della partita: più il piede è lontano da terra, più facilmente si rolla.

Che taglia prendo?

Circa un dito di spazio davanti alle dita. Nel padel il piede va avanti e indietro a ogni frenata e, se la punta tocca, l'unghia dell'alluce se ne accorge dopo poche partite.

Quando conviene provarle?

A fine giornata, quando il piede è leggermente più gonfio, e con il calzino che usi per giocare, non con quello sottile da negozio.

La taglia è uguale fra tutte le marche?

No. Le calzate cambiano: chi ha il piede largo di solito sta meglio con modelli più tondi in punta, chi ce l'ha stretto con quelli affusolati. Cambiando marca non dare per scontato il tuo numero abituale.

Serve una scarpa costosa per iniziare?

No. Per una o due partite a settimana basta un modello d'ingresso con la suola giusta e un minimo di rinforzo laterale. La fascia alta ha senso quando si gioca tre volte a settimana o si fanno tornei.

Conta di più la stabilità o l'ammortizzazione?

La stabilità, soprattutto se sei pesante o hai già avuto problemi di caviglia. Serve una scarpa che tenga il piede fermo, non una che lo faccia affondare.

Le scarpe da padel vanno bene anche per il tennis?

Sulla terra battuta sì, perché la suola è la stessa. Sul cemento si consumano molto in fretta, perché quel disegno non è fatto per una superficie abrasiva.

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