Un disco usato può essere un ottimo acquisto o un disco che non si ascolterà mai, e la differenza si decide in due momenti: il controllo prima di comprarlo e la pulizia prima di metterlo sul piatto. Entrambi si fanno senza strumenti particolari, ma vanno fatti nell’ordine giusto.
Sull’usato conta anche quale stampa hai davanti, e si capisce da due dati: Vinile: etichetta e matrice per capire l’edizione.
I segni che si vedono e quelli che si sentono
Il primo controllo si fa con il disco inclinato sotto una luce diretta, guardando la superficie di sbieco. È l’unico modo per vedere quello che di faccia non si nota.
Quello che si vede si divide in tre categorie, e solo una è davvero un problema.
I segni superficiali. Righe sottili, visibili solo inclinando il disco, che non si sentono passandoci sopra l’unghia. Sono il normale invecchiamento: producono al massimo un fruscio leggero.
I graffi profondi. Si sentono con l’unghia perpendicolare al solco. Questi sì producono un difetto udibile — uno schiocco a ogni giro — e non si correggono in alcun modo.
Le righe radiali, cioè quelle che attraversano i solchi invece di seguirli. Sono le peggiori perché la puntina le incrocia a ogni rotazione, e nascono quasi sempre da una puntina appoggiata male.
La prova dell’unghia è il criterio decisivo: se si sente, si sentirà. Se non si sente, quasi certamente è solo polvere o un segno superficiale.
Un controllo in più che quasi nessuno fa: guardare la pista di uscita, l’ultimo tratto liscio verso l’etichetta. Se è segnata, il disco è stato maneggiato male a fine lato, e spesso lo sono anche i primi solchi dell’altra faccia. Lo stato del disco è metà del discorso, l’altra metà è quanto vale davvero un vinile. Chi colleziona oggetti piccoli ha bisogno di guardarli più da vicino: per questo servono le lenti d’ingrandimento per monete.
La deformazione
È il difetto che manda a monte un acquisto più dei graffi, perché non si corregge e perché si vede solo se la si cerca.
Il disco va guardato di taglio, all’altezza degli occhi, facendolo ruotare. Un disco piano ha un bordo che resta su una linea; uno imbarcato disegna un’onda.
Le deformazioni sono di due tipi. L’ondulazione, cioè un’onda larga su tutto il disco, che fa salire e scendere il braccio: fastidiosa ma spesso ancora ascoltabile. E la bolla o piega localizzata, che fa saltare la puntina in un punto preciso: quella è definitiva.
Le cause sono sempre le stesse — calore e conservazione in orizzontale sotto peso — ed è il motivo per cui un disco va sempre tenuto verticale. Le posizioni e i materiali giusti sono in come si conservano i vinili.
La copertina
Nella valutazione di un disco usato la copertina conta separatamente dal disco, e i venditori seri la indicano con una valutazione propria.
Si guardano quattro cose: gli spigoli, che si consumano per primi; il dorso, dove il cartone si apre; l’anello lasciato dal disco sulla facciata, segno di anni di permanenza; e la presenza degli inserti — libretto, poster, busta interna stampata — che spesso mancano e che fanno parte dell’edizione.
Un dettaglio che vale la pena verificare: che il disco dentro sia quello della copertina. Nei lotti usati gli scambi capitano, e si controlla leggendo l’etichetta.
La pulizia, in ordine
Un disco usato non si mette sul piatto come arriva, e la ragione è meccanica: la polvere accumulata nei solchi viene premuta dalla puntina e, sotto quella pressione, lascia segni permanenti.
L’ordine corretto è questo.
Prima a secco. Una spazzola antistatica a fibre di carbonio, appoggiata sul disco in rotazione, raccoglie la polvere libera. È il passaggio che va fatto sempre, anche sui dischi nuovi.
Poi a umido, solo se serve. Se dopo la spazzola restano aloni o residui, si passa a una soluzione specifica con un panno in microfibra, seguendo il senso del solco e mai in direzione radiale.
Mai l’alcol puro e mai i detergenti domestici: aggrediscono il vinile e, nelle stampe più vecchie, possono opacizzarlo in modo irreversibile.
Asciugatura completa prima di rimettere il disco nella busta, perché l’umidità residua è il modo più rapido per far nascere la muffa sulla busta interna.
La procedura completa, con i passaggi e gli errori più comuni, è in come si pulisce un vinile.
La prima cosa da fare a casa
Dopo il controllo e la pulizia, resta un ultimo passaggio che molti saltano: sostituire la busta interna.
Le buste di carta semplice originali, dopo decenni, sono il principale responsabile dei segni superficiali: la carta è abrasiva e il disco ci scorre dentro ogni volta. Una busta antistatica interna costa pochissimo ed è l’intervento con il miglior rapporto fra spesa ed effetto.
E un’avvertenza che riguarda l’apparecchio, non il disco: un disco usato mette alla prova la puntina più di uno nuovo. Una puntina consumata su un disco già segnato aggiunge danno a danno, e quando si cambia è spiegato in quando si cambia la puntina.
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Domande frequenti
Come si controlla un vinile usato?
Inclinandolo sotto una luce diretta e guardando la superficie di sbieco: è l'unico modo per vedere i segni che di faccia non si notano.
Qual è la prova decisiva sui graffi?
L'unghia passata perpendicolare al solco: se il graffio si sente, si sentirà anche all'ascolto. Se non si sente, è un segno superficiale o polvere.
Che cosa sono le righe radiali?
Righe che attraversano i solchi invece di seguirli. Sono le peggiori perché la puntina le incrocia a ogni giro, e nascono da una puntina appoggiata male.
Come si vede se un disco è imbarcato?
Guardandolo di taglio all'altezza degli occhi mentre ruota: un disco piano tiene il bordo su una linea, uno deformato disegna un'onda.
Una deformazione si corregge?
No. L'ondulazione larga a volte resta ascoltabile, una piega localizzata fa saltare la puntina ed è definitiva.
Che cosa si guarda sulla copertina?
Gli spigoli, il dorso, l'anello lasciato dal disco sulla facciata e la presenza degli inserti, che fanno parte dell'edizione.
Un disco usato si può mettere subito sul piatto?
No: la polvere nei solchi viene premuta dalla puntina e lascia segni permanenti. Prima si pulisce.
In che ordine si pulisce?
Prima a secco con una spazzola antistatica sul disco in rotazione, poi a umido solo se restano residui, seguendo il senso del solco e mai in direzione radiale.
Si può usare l'alcol?
No, né alcol puro né detergenti domestici: aggrediscono il vinile e sulle stampe vecchie possono opacizzarlo in modo irreversibile.
Qual è la prima cosa da fare a casa?
Sostituire la busta interna: le buste di carta semplice sono abrasive e sono la causa principale dei segni superficiali.











