Sulla fascia d’ingresso degli auricolari senza fili le schede promettono quasi tutto: cancellazione del rumore, decine di ore, versioni Bluetooth recenti, microfoni multipli. Niente di quello che c’è scritto è falso. Il punto è che quelle parole indicano cose diverse da quelle che indicano sui modelli di fascia alta, e capire la differenza evita sia la delusione sia la rinuncia.
Prima ancora di guardare la fascia d’ingresso conviene decidere il formato: il confronto è in Cuffie ad archetto o auricolari: come si sceglie il formato.
Le ore dichiarate includono la custodia
È l’equivoco più diffuso e il più facile da chiarire. «Sessanta ore» non è l’autonomia degli auricolari: è la somma di quella degli auricolari più le ricariche che la custodia può fornire.
L’autonomia che si usa davvero è l’altra, quella a carica singola, che nella fascia d’ingresso sta di norma fra le quattro e le otto ore. È il numero scritto piccolo, spesso in una riga sotto.
Entrambi i valori sono misurati a volume moderato e con le funzioni accessorie spente. Con la cancellazione attiva inserita l’autonomia reale scende, e di quanto non è quasi mai dichiarato.
Un terzo dato cambia l’uso quotidiano più dei primi due: la ricarica rapida. Dieci minuti in custodia che restituiscono un’ora o due valgono più di venti ore di autonomia totale in più.
La versione Bluetooth conta meno di quanto sembri
Sulle confezioni compare in grande: 5.3, 5.4. Sono versioni recenti e vanno bene, ma la differenza fra una e l’altra nell’uso reale è minima.
Quello che la versione garantisce è la compatibilità e qualche miglioria sul consumo e sulla stabilità della connessione. Quello che non dice è la qualità dell’audio, che dipende dai codec supportati e dai trasduttori, e nemmeno la portata reale, che dipende dall’antenna e dagli ostacoli.
Nella fascia d’ingresso i codec disponibili sono di norma SBC e, su alcuni modelli, AAC. È sufficiente per la musica: la differenza fra i codec è reale ma molto minore di quella che fa un gommino che chiude bene. Dove il collegamento conta davvero, cioè sul ritardo, lo spieghiamo in 2,4 GHz, Bluetooth o cavo.
ENC e ANC non sono la stessa cosa
Sono due sigle che si assomigliano e che vengono confuse di continuo, anche nelle schede.
ANC è la cancellazione attiva del rumore: lavora su quello che senti tu. Microfoni esterni captano il rumore ambientale e l’elettronica genera un segnale opposto. Funziona bene sui rumori continui e bassi, quasi per niente sulle voci.
ENC è la riduzione del rumore in chiamata: lavora su quello che sentono gli altri. Filtra il rumore attorno alla tua voce quando parli al telefono. Non cambia nulla mentre ascolti musica.
Nella fascia d’ingresso l’ENC è molto diffuso — «quattro microfoni ENC» è una dicitura ricorrente — mentre l’ANC è più raro e, quando c’è, è meno efficace che sui modelli superiori. Un paio di auricolari con ENC e senza ANC non è incompleto: è pensato soprattutto per le telefonate. Se è proprio telefonare la cosa che ti interessa, trovi i criteri per scegliere auricolari con una voce chiara nel rumore.
Il formato cambia la tenuta
È la cosa che più spesso decide se un paio di auricolari viene usato oppure resta nel cassetto, e non compare quasi mai nelle discussioni sulle schede tecniche.
Gli auricolari in-ear entrano nel condotto con un gommino. Isolano molto se la misura è giusta, pochissimo se è sbagliata. Arrivano con tre o più misure di gommini, e provarle tutte è l’intervento che migliora di più la resa — più di qualsiasi altra cosa, e non costa niente. Se invece non restano al loro posto, ci sono rimedi pratici per dare agli auricolari una tenuta più sicura.
Gli auricolari a baccello, che appoggiano all’ingresso dell’orecchio senza entrare, non isolano quasi nulla ma non danno pressione. Su di loro la cancellazione attiva, quando c’è, ha pochissimo da cui partire.
Questa è anche la ragione per cui due persone danno giudizi opposti sullo stesso modello: la conformazione dell’orecchio cambia il risultato più dell’elettronica.
La certificazione contro l’acqua
La sigla IP seguita da due caratteri indica la resistenza a solidi e liquidi. Sugli auricolari compare quasi sempre nella forma IPX, dove la X significa che la resistenza alla polvere non è stata certificata.
Il numero che conta è il secondo: IPX4 indica resistenza agli schizzi da qualsiasi direzione, che per sudore e pioggia leggera è esattamente quello che serve. Valori più alti riguardano getti o immersione, scenari non realistici per un auricolare.
Una precisazione che le schede non fanno: la certificazione riguarda gli auricolari, non la custodia, che quasi mai è protetta. È il motivo per cui si rovinano più custodie che auricolari.
Che cosa non aspettarsi
Tre cose che la fascia d’ingresso non dà, e vale la pena dirlo prima.
Una cancellazione attiva paragonabile a quella dei modelli di fascia alta. Dove c’è, riduce il rumore di fondo; non lo cancella. Come si confrontano i modelli di fascia diversa lo spieghiamo in come scegliere le cuffie Bluetooth.
Un multipoint affidabile, cioè la connessione simultanea a due dispositivi. Quando è dichiarato funziona, ma il passaggio da uno all’altro è spesso lento o capriccioso.
Una durata nel tempo molto lunga: la batteria di un auricolare è minuscola e perde capacità più in fretta di quella di un telefono, perché compie molti più cicli completi.
| Dato sulla scheda | Che cosa guardare davvero |
|---|---|
| «60 ore» | L’autonomia a carica singola, scritta a parte |
| «Bluetooth 5.4» | I codec supportati, non il numero di versione |
| «4 microfoni ENC» | Che riguarda le chiamate, non l’ascolto |
| «IPX4» | Che vale per gli auricolari e non per la custodia |
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Domande frequenti
Le «60 ore» dichiarate sono l'autonomia?
No, è la somma degli auricolari più le ricariche della custodia. L'autonomia a carica singola, nella fascia d'ingresso, sta di norma fra le quattro e le otto ore.
I valori dichiarati sono realistici?
Sono misurati a volume moderato e con le funzioni accessorie spente. Con la cancellazione attiva inserita l'autonomia scende, e di quanto non è quasi mai dichiarato.
Quanto conta la versione Bluetooth?
Poco nell'uso reale. Garantisce compatibilità e qualche miglioria su consumo e stabilità, ma non dice nulla sulla qualità audio né sulla portata effettiva.
Che differenza c'è fra ENC e ANC?
L'ANC lavora su quello che senti tu, cancellando il rumore ambientale. L'ENC lavora su quello che sentono gli altri, filtrando il rumore attorno alla tua voce in chiamata.
Un modello con ENC e senza ANC è incompleto?
No: è pensato soprattutto per le telefonate. Nella fascia d'ingresso l'ENC è molto diffuso e l'ANC, quando c'è, è meno efficace che sui modelli superiori.
Che cosa migliora di più la resa?
Provare tutte le misure di gommini in dotazione. Un gommino che chiude cambia il risultato più di qualsiasi sigla sulla scatola, e non costa niente.
Perché due persone giudicano lo stesso modello in modo opposto?
Perché la conformazione dell'orecchio cambia il risultato più dell'elettronica, soprattutto sugli auricolari che entrano nel condotto.
Che cosa indica IPX4?
Resistenza agli schizzi da qualsiasi direzione, che per sudore e pioggia leggera è quello che serve. La X significa che la resistenza alla polvere non è stata certificata.
La certificazione vale anche per la custodia?
Quasi mai: riguarda gli auricolari. È il motivo per cui si rovinano più custodie che auricolari.
Che cosa non aspettarsi dalla fascia d'ingresso?
Una cancellazione attiva paragonabile ai modelli alti, un multipoint sempre affidabile e una durata molto lunga della batteria, che è minuscola e compie molti cicli completi.












