Una lampada a sospensione si sceglie su due misure e una sigla: a che altezza si ferma, quanto è larga e che attacco monta. Il resto — stile, materiale, finitura — viene dopo, perché una lampada bellissima appesa alla quota sbagliata è un ostacolo in mezzo alla stanza.
La lampada decide la forma, la lampadina decide la luce: Lampadine a filamento: attacco, lumen e temperatura di colore.
L’altezza: le due misure che contano
Le schede dichiarano due numeri diversi e vanno letti insieme.
L’altezza del corpo lampada è l’ingombro del paralume o della gabbia. È fissa.
La lunghezza massima regolabile è quanto può scendere il cavo o la catena. Quasi tutte le sospensioni si accorciano, pochissime si allungano: il valore dichiarato è quindi un massimo, e la regolazione va verso l’alto.
Da qui la verifica da fare prima di comprare: si misura l’altezza del soffitto e si calcola a che quota deve fermarsi il bordo inferiore della lampada. Se la somma di corpo e cavo non arriva, non c’è rimedio; se supera, si accorcia.
Le quote di riferimento sono tre, e dipendono da che cosa c’è sotto.
Sopra un tavolo: il bordo inferiore sta in genere fra i settanta e i novanta centimetri dal piano. Più in alto illumina la stanza invece del tavolo, più in basso si batte la testa alzandosi.
Sopra un’isola o un bancone: le stesse quote, misurate dal piano di lavoro.
In un passaggio o al centro di una stanza: il bordo inferiore non deve mai scendere sotto i due metri da terra.
La larghezza, e quante sospensioni servono
È la seconda misura ed è legata a quello che sta sotto.
Sopra un tavolo, il diametro complessivo delle lampade dovrebbe stare abbondantemente dentro la lunghezza del tavolo, lasciando spazio alle estremità. Una sospensione larga quanto il tavolo sembra incombente.
Per i tavoli lunghi la soluzione è il gruppo: due o tre sospensioni identiche allineate, distanziate in modo uguale, con le due esterne non oltre le estremità del tavolo.
Due accorgimenti sui gruppi. Le lampade vanno alla stessa altezza, salvo che il progetto preveda esplicitamente il contrario. E servono più punti di uscita sul soffitto, oppure un rosone unico che li raccoglie: è un dato dichiarato in scheda e cambia completamente l’installazione.
L’attacco, che decide la lampadina
La sigla stampata sul portalampada è una misura meccanica: una lettera per il tipo di innesto e un numero in millimetri.
Nelle sospensioni decorative si incontrano quasi sempre l’E27, la vite grande, e l’E14, la vite piccola. Non ci sono adattatori universali: o la lampadina avvita, o no.
Due dati legati all’attacco vanno letti nella stessa riga.
La potenza massima supportata, che è un limite di sicurezza del portalampada e del cablaggio: superarla scalda componenti che non sono fatti per quella temperatura.
Lo spazio interno disponibile, perché una lampadina a globo grande dentro una gabbia stretta può non entrare o toccare il metallo.
Se la lampadina è inclusa, è dichiarato; nella maggior parte dei casi non lo è, e va messa in conto. Come si sceglie è in attacco, lumen e temperatura di colore.
La luce che fa, e dove la manda
Nelle sospensioni la forma del paralume non è decorazione: decide dove va la luce.
Un paralume chiuso e opaco, tipico delle forme a cupola industriale, manda quasi tutta la luce verso il basso: produce un cono definito sul tavolo e lascia il resto della stanza al buio. È quello che si vuole sopra un tavolo e quello che non si vuole come unica luce di una stanza. Da dove viene quella forma, e che cosa la accompagna in una stanza, lo racconta la guida allo stile vintage industriale.
Un paralume aperto o a gabbia lascia uscire la luce in tutte le direzioni: illumina di più l’ambiente, ma espone la lampadina, che a vista abbaglia.
Un paralume in vetro satinato o ambrato è la via di mezzo: diffonde e non abbaglia.
Da qui la combinazione pratica: cupola chiusa sopra il tavolo con una lampadina qualunque, oppure gabbia aperta con una lampadina a vetro ambrato, che è il motivo per cui le due cose si vedono quasi sempre insieme.
Il montaggio: tre cose da verificare prima
Il peso. Le sospensioni in metallo pesano, e il fissaggio dipende dal tipo di soffitto. Su un controsoffitto in cartongesso serve un tassello specifico, e su carichi importanti un fissaggio alla struttura portante.
Il punto di uscita. Quasi mai è esattamente sopra il centro del tavolo. Le soluzioni sono due: spostare il punto, oppure usare una lampada con cavo deviabile e un gancio a soffitto, che è la soluzione reversibile.
Il rosone. È la copertura che nasconde il foro e il collegamento. Le sue dimensioni sono dichiarate, e vanno confrontate con quelle della scatola di derivazione esistente, che deve restare coperta.
Una quarta voce riguarda l’impianto: se la lampada andrà su un regolatore d’intensità, deve esserlo anche la lampadina, e il regolatore deve essere adatto alla tecnologia. È la combinazione che più spesso produce sfarfallii.
Le applique e i faretti orientabili
Vale la pena distinguerli, perché risolvono problemi diversi.
Le applique stanno a parete: non occupano spazio in altezza e sono la risposta dove una sospensione non si può mettere, come in un corridoio stretto o accanto a un letto. Dove non serve un punto fisso, la soluzione più semplice sono le lampade vintage da tavolo e da terra, che si appoggiano e si spostano.
I faretti orientabili puntano la luce dove serve e sono la soluzione per illuminare un oggetto o una parete invece di una superficie di lavoro. Se la parete da illuminare ospita stampe o cornici, come si scelgono e si appendono è in poster e stampe alle pareti.
Una stanza illuminata da una sorgente sola, per quanto bella, resta piatta: le luci si sommano, ed è uno dei punti in cui un ambiente caratterizzato riesce o non riesce, come spiegato in arredare in stile retrò senza che sembri un museo.
Entrambi convivono bene con una sospensione, a una condizione già vista: la temperatura di colore deve essere la stessa, altrimenti la stanza risulta divisa in zone di tonalità diverse.
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Domande frequenti
Quali misure si leggono su una sospensione?
L'altezza del corpo lampada, che è fissa, e la lunghezza massima regolabile del cavo. Quasi tutte si accorciano, pochissime si allungano.
A che altezza va sopra un tavolo?
Con il bordo inferiore fra i settanta e i novanta centimetri dal piano: più in alto illumina la stanza invece del tavolo, più in basso si batte la testa.
E in un passaggio?
Il bordo inferiore non deve mai scendere sotto i due metri da terra.
Quanto deve essere larga?
Il diametro complessivo deve stare abbondantemente dentro la lunghezza del tavolo. Per i tavoli lunghi la soluzione è un gruppo di due o tre sospensioni identiche.
Che cosa serve per un gruppo?
Più punti di uscita sul soffitto, oppure un rosone unico che li raccoglie. È dichiarato in scheda e cambia completamente l'installazione.
Quale attacco montano?
Nelle sospensioni decorative quasi sempre E27 o E14. Va letta anche la potenza massima supportata, che è un limite di sicurezza del portalampada.
La lampadina è inclusa?
Nella maggior parte dei casi no, e va messa in conto. Quando lo è, è dichiarato.
La forma del paralume conta?
Molto: una cupola chiusa manda la luce verso il basso e fa un cono sul tavolo; una gabbia aperta illumina l'ambiente ma espone la lampadina, che abbaglia.
Che cosa verificare prima del montaggio?
Il peso rispetto al tipo di soffitto, la posizione del punto di uscita rispetto al tavolo e le dimensioni del rosone rispetto alla scatola esistente.
Il punto di uscita non è sopra il tavolo: che si fa?
O si sposta, oppure si usa una lampada con cavo deviabile e un gancio a soffitto, che è la soluzione reversibile.











