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Poster e stampe: formati, cornici e come si appendono

A3, A2, 30x40: i formati che trovi davvero, come si sceglie la cornice e a che altezza si appende una stampa.

8 Ottobre 2026 · 5 min di lettura

Appendere una stampa sembra una questione di gusto e invece è quasi tutta di misure: il formato della carta, quello della cornice, la larghezza del passepartout e l’altezza da terra. Sbagliarne una sola si vede, anche a chi non saprebbe dire perché.

I formati che esistono davvero

Le stampe in commercio seguono due famiglie di misure, e mescolarle è la causa numero uno delle cornici comprate inutilmente.

La serie A — A4, A3, A2, A1 — è lo standard europeo della carta. Ogni formato è il doppio del precedente e mantiene sempre le stesse proporzioni, il che significa che una serie di stampe in formati diversi resta coerente.

I formati fotografici — come 13×18, 20×30, 30×40, 50×70 centimetri — hanno proporzioni diverse fra loro, e non si convertono l’uno nell’altro.

Da qui la regola pratica: si guarda la misura in centimetri, mai la sigla. Una cornice «per A3» e una «30×40» non sono la stessa cosa, e la differenza di qualche centimetro significa che la stampa balla o non entra.

Una terza situazione è quella delle stampe fuori standard, tipica dei poster e delle riproduzioni d’arte: lì o si trova una cornice su misura, o si usa un passepartout per adattare la stampa a un formato commerciale. Se invece cerchi poster pubblicitari d’epoca o cartelli in latta per una parete dal tono retrò, c’è la guida alle targhe in metallo vintage. Per gli oggetti piccoli e delicati il problema della conservazione si pone allo stesso modo: come si conservano le monete.

Il passepartout

È il cartoncino con una finestra ritagliata che si mette fra la stampa e il vetro, e fa tre cose diverse.

Dà respiro all’immagine. Una stampa che arriva fino al bordo della cornice sembra compressa; uno spazio neutro attorno la isola e la fa leggere meglio.

Adatta una stampa a una cornice più grande. È la soluzione per i formati fuori standard, e permette di usare cornici commerciali.

Tiene la stampa staccata dal vetro, che è la funzione tecnica e la meno conosciuta: a contatto diretto, in presenza di umidità, la carta può aderire al vetro e non si stacca più.

Due indicazioni sulle proporzioni. Il bordo è in genere più largo in basso che sugli altri tre lati: è una convenzione antica che compensa l’effetto ottico per cui un bordo uguale sembra più stretto in basso. E un passepartout troppo sottile non fa nessuna delle tre cose: sotto i quattro o cinque centimetri l’effetto è nullo.

Il vetro, e le sue alternative

Le cornici montano tre materiali diversi, con comportamenti opposti.

Il vetro comune. Trasparente, non si graffia, pesa. È la scelta standard per i formati fino a media grandezza.

Il vetro antiriflesso. Trattato per ridurre i riflessi, utile di fronte a una finestra o a una luce diretta. In cambio riduce leggermente la nitidezza e costa di più.

Il plexiglass. Molto più leggero e infrangibile, quindi obbligatorio sui formati grandi e consigliabile dove ci sono bambini. Si graffia con facilità, e si pulisce solo con un panno morbido: i prodotti per vetri lo opacizzano.

Una nota che riguarda la durata della stampa: la luce diretta sbiadisce gli inchiostri, e nessuno di questi materiali lo impedisce da solo. Le cornici con protezione dai raggi ultravioletti esistono e lo dichiarano, ma la soluzione più efficace resta non appendere di fronte a una finestra. Anche la luce artificiale fa la sua parte: temperatura e resa dei colori sono nella guida alle lampadine a filamento.

A che altezza si appende

È la misura su cui si sbaglia più spesso, e in genere nella stessa direzione: troppo in alto.

La convenzione è che il centro dell’immagine stia all’altezza degli occhi di una persona in piedi, cioè intorno ai centocinquanta-centosessanta centimetri da terra. Non il centro della cornice, non il bordo superiore: il centro di quello che si guarda.

Due eccezioni che valgono sempre.

Sopra un mobile il riferimento cambia: si misura dal piano del mobile, lasciando fra i venti e i trenta centimetri. Una stampa troppo alta sopra un divano «galleggia» e non sembra più in relazione con il mobile. Lo stesso riferimento vale per un orologio grande, che ha però regole sue di diametro: le trovi in orologi da parete: diametro e meccanismo.

In una stanza dove si sta seduti — sala da pranzo, studio — il centro può scendere, perché il punto di vista è più basso.

Per un gruppo di stampe la regola si applica all’insieme: è il centro del gruppo a stare all’altezza giusta, non quello di ciascun pezzo.

Come si compone un gruppo

Tre schemi funzionano, e tutti e tre hanno in comune una cosa: una regola ripetuta.

La griglia. Stampe dello stesso formato, stesse cornici, distanza uguale fra tutte — in genere fra i cinque e i dieci centimetri. È lo schema più ordinato e il più facile da realizzare.

La linea. Più stampe allineate su un asse comune, che può essere il bordo superiore, quello inferiore o il centro. Funziona anche con formati diversi, purché l’asse sia rispettato.

Il gruppo libero con una cornice comune: formati e disposizioni diverse dentro un perimetro rettangolare immaginario. È quello che sembra casuale e che richiede più lavoro.

Il consiglio pratico che fa risparmiare buchi nel muro: si dispone tutto per terra prima di appendere, e si ritagliano sagome di carta della misura delle cornici da attaccare al muro con del nastro.

Il fissaggio

Quattro cose da verificare, in ordine di quanto contano.

Il peso. Una cornice grande con vetro supera facilmente i cinque chili, e il chiodo da quadro non basta.

Il tipo di muro. Su cartongesso serve un tassello specifico; su muratura piena un tassello normale regge.

L’attacco sul retro. Gancio singolo, filo teso o due attacchi: il filo permette di correggere l’inclinazione dopo, i due attacchi tengono la cornice più stabile ma vanno forati precisi.

I distanziatori antiscivolo in basso, che impediscono alla cornice di ruotare e di segnare il muro.

Sul tipo di tassello vale lo stesso ragionamento che si fa per fissare un mobile alto al muro, con la differenza che qui il carico è a strappo e non a ribaltamento: i casi sono elencati in portata dei ripiani e materiali.

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Domande frequenti

Quali formati di stampa esistono?

Due famiglie: la serie A (A4, A3, A2…), che mantiene sempre le stesse proporzioni, e i formati fotografici in centimetri (13×18, 30×40, 50×70), che hanno proporzioni diverse fra loro.

Posso usare una cornice «per A3» per una stampa 30×40?

No: si guarda sempre la misura in centimetri, mai la sigla. Qualche centimetro di differenza significa che la stampa balla o non entra.

A che cosa serve il passepartout?

A dare respiro all'immagine, ad adattare una stampa a una cornice più grande e a tenere la carta staccata dal vetro, dove in presenza di umidità potrebbe aderire.

Quanto deve essere largo?

Sotto i quattro o cinque centimetri l'effetto è nullo. Per convenzione il bordo è più largo in basso, per compensare un effetto ottico.

Vetro o plexiglass?

Il vetro non si graffia ma pesa; il plexiglass è leggero e infrangibile, quindi obbligatorio sui formati grandi, ma si graffia e va pulito solo con un panno morbido.

L'antiriflesso serve?

Davanti a una finestra o a una luce diretta sì. In cambio riduce leggermente la nitidezza e costa di più.

A che altezza si appende?

Con il centro dell'immagine all'altezza degli occhi di una persona in piedi, intorno ai centocinquanta-centosessanta centimetri. Non il centro della cornice: il centro di quello che si guarda.

E sopra un mobile?

Si misura dal piano del mobile, lasciando fra i venti e i trenta centimetri: più in alto la stampa «galleggia» e non sembra in relazione con il mobile.

Come si compone un gruppo di stampe?

Con una regola ripetuta: una griglia a distanze uguali, una linea con un asse comune, oppure un gruppo libero dentro un perimetro rettangolare.

Come si evitano i buchi sbagliati?

Disponendo tutto per terra prima, e attaccando al muro sagome di carta della misura delle cornici con del nastro.

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