Un mouse da gaming si sceglie dalla mano, non dalla scheda tecnica. I DPI, l’illuminazione e il numero di tasti sono dati che si leggono bene e si sentono poco; la forma e il peso sono dati che si leggono male e si sentono a ogni movimento. Questa inversione è il motivo per cui si comprano mouse ottimi che poi non si usano.
Sensore, peso e DPI sono l’altra metà della scelta, e sono trattati in Come scegliere un mouse da gaming: sensore, peso e DPI.
Questa pagina parte da come impugni il mouse, che è il criterio che restringe di più, e arriva ai numeri solo dopo.
Le tre prese, e come riconoscere la tua
La palm grip appoggia tutto il palmo sul guscio e le dita stese sui tasti. È la presa più rilassata, quella che stanca meno nelle sessioni lunghe, e chiede un mouse alto nella parte posteriore che sostenga il palmo.
La claw grip appoggia il palmo solo sulla parte finale e tiene le dita curve, con i polpastrelli sui tasti. Dà clic più rapidi perché le dita partono già flesse, e chiede un mouse con una gobba spostata all’indietro e un corpo più corto.
La fingertip grip non appoggia il palmo: il mouse è tenuto solo dai polpastrelli. È la più precisa nei movimenti piccoli e la più faticosa, e chiede un mouse corto e soprattutto leggero.
Per riconoscere la tua non serve riflettere: guarda la mano mentre giochi, oppure osserva dove si consuma il guscio del mouse che usi adesso. Un guscio lucido nella parte posteriore indica palm, uno lucido solo sui tasti indica claw o fingertip.
La misura della mano, che è il secondo dato
La misura si prende dalla base del palmo alla punta del dito medio. Confrontata con la lunghezza dichiarata del mouse, dice se la presa che hai scelto è sostenibile.
| Mano | Lunghezza mouse indicata |
|---|---|
| Fino a 17 cm | Sotto i 12 cm |
| Da 17 a 19 cm | Fra 12 e 12,5 cm |
| Oltre 19 cm | Sopra i 12,5 cm |
Questi valori valgono per la palm grip. Per claw e fingertip si scende di una fascia, perché la mano non deve essere sostenuta per intero ma deve poter stare sopra il mouse senza allargarsi.
La larghezza conta quanto la lunghezza, ed è il dato che fa scartare un mouse altrimenti perfetto: un corpo troppo largo costringe il pollice e il mignolo a un’apertura innaturale che dopo un’ora si sente.
Il peso: il dato che si sente di più
Il peso è il parametro che cambia più nettamente la sensazione, e l’unico su cui le preferenze sono davvero polarizzate. Sotto i settanta grammi si parla di mouse leggeri, sopra i cento di mouse pesanti, e in mezzo c’è la fascia più diffusa.
Il leggero favorisce i movimenti ampi e rapidi e stanca meno il polso; il pesante dà più stabilità nei micro-aggiustamenti e perdona meglio le mani nervose. Non c’è un vincitore: dipende da che cosa si gioca e da quanto si muove il braccio.
Un avvertimento sui pesi dichiarati: alcune schede indicano il peso senza cavo, altre con. Su un mouse cablato la differenza può superare i dieci grammi. Il tema è approfondito in mouse leggeri da 60 grammi: quanto conta il peso.
I DPI, che contano molto meno di quanto si dica
I DPI indicano quanti punti registra il sensore per pollice di movimento. È il numero che campeggia su ogni confezione, e in pratica quasi nessuno usa valori alti: la maggior parte di chi gioca sta fra gli ottocento e i tremila.
Il motivo è semplice: oltre una certa soglia il movimento diventa ingovernabile, e si compensa abbassando la sensibilità nel gioco, cioè annullando il vantaggio. Un sensore che dichiara ventimila DPI non è migliore di uno che ne dichiara ottomila se usi i milleseicento.
Quello che conta davvero in un sensore è che non abbia accelerazione e che mantenga la precisione a velocità alte. La questione è sviluppata in DPI del mouse: che cosa sono e quanti ne servono.
Cavo o senza
La differenza di latenza fra un buon mouse senza fili e uno cablato oggi non è percepibile, e questo ha spostato la scelta su altri criteri: il peso aggiunto dalla batteria, l’autonomia dichiarata e la libertà di movimento.
Il dettaglio che fa la differenza nell’uso quotidiano è il cavo, quando c’è. Un cavo rigido fa attrito sul tavolo e tira indietro il mouse a ogni movimento ampio; i cavi intrecciati morbidi risolvono quasi del tutto il problema.
Sul senza fili, l’unico dato da verificare è che usi un ricevitore dedicato e non il Bluetooth. La differenza fra i due collegamenti è trattata in 2,4 GHz, Bluetooth o cavo: che cosa cambia nella latenza.
I tasti laterali
Due tasti laterali sono lo standard e bastano per quasi tutti i giochi. I mouse con sei o più tasti nascono per un genere preciso, quello in cui servono molte azioni rapide, e fuori da quel contesto diventano un problema: i tasti in eccesso si premono per sbaglio con il pollice.
Il criterio pratico è contare le azioni che useresti davvero. Se sono due, un mouse a dodici tasti non è più versatile: è più ingombrante e più pesante per niente.
Che cosa guardare, in ordine
Primo, la presa, che determina la forma. Secondo, la lunghezza e larghezza del corpo confrontate con la mano. Terzo, il peso dichiarato, con l’avvertenza su cavo incluso o escluso. Quarto, il numero di tasti che useresti. Quinto, e solo quinto, i DPI.
Un sesto criterio che non sta nelle schede: i piedini. Sono le superfici di scorrimento sotto il mouse, si consumano e si sostituiscono, e incidono sulla sensazione di scorrimento più di quanto non faccia il tappetino.
Chi usa il mouse soprattutto per lavorare e sente il polso a fine giornata ha un’alternativa che cambia l’angolo della mano invece della forma: ne parliamo in il mouse verticale e l’ergonomia alla scrivania.
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Domande frequenti
Qual è il criterio che restringe di più la scelta?
Come impugni il mouse. Palm, claw e fingertip chiedono forme diverse, e la forma è il dato che si sente a ogni movimento.
Come capisco qual è la mia presa?
Guardando la mano mentre giochi, oppure dove si consuma il guscio del mouse attuale: lucido dietro indica palm, lucido solo sui tasti indica claw o fingertip.
Come si misura la mano?
Dalla base del palmo alla punta del dito medio. Fino a 17 cm si sta sotto i 12 cm di mouse, fra 17 e 19 cm fra 12 e 12,5, oltre i 19 cm sopra i 12,5.
La larghezza del mouse conta?
Quanto la lunghezza. Un corpo troppo largo costringe pollice e mignolo a un'apertura innaturale che dopo un'ora si sente.
Meglio un mouse leggero o pesante?
Non c'è un vincitore. Il leggero favorisce i movimenti ampi e stanca meno il polso, il pesante dà stabilità nei micro-aggiustamenti. Sotto i 70 grammi si parla di leggeri, sopra i 100 di pesanti.
I DPI alti servono?
Quasi a nessuno: la maggior parte di chi gioca sta fra 800 e 3.000. Oltre una certa soglia il movimento diventa ingovernabile e si compensa abbassando la sensibilità nel gioco.
Che cosa conta davvero in un sensore?
Che non abbia accelerazione e che mantenga la precisione a velocità alte. Il valore massimo di DPI dichiarato è il dato più pubblicizzato e il meno decisivo.
Cavo o senza fili?
La differenza di latenza fra un buon senza fili e un cablato oggi non è percepibile. Sul senza fili conviene verificare che usi un ricevitore dedicato e non il Bluetooth.
Quanti tasti laterali servono?
Due bastano per quasi tutti i giochi. I modelli con sei o più nascono per un genere preciso, e fuori da quel contesto i tasti in eccesso si premono per sbaglio.
Che cosa sono i piedini?
Le superfici di scorrimento sotto il mouse. Si consumano e si sostituiscono, e incidono sulla sensazione di scorrimento più di quanto non faccia il tappetino.











