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Come si conservano i giochi da tavolo: scatole e carte

In piedi o sdraiate, dove si rovinano le carte, perché le bustine non sono solo per i collezionisti e come si tiene in ordine una collezione che cresce.

8 Ottobre 2026 · 5 min di lettura

Un gioco da tavolo non si rovina giocandoci: si rovina nei mesi in cui sta fermo. La scatola cede sotto il peso di quelle sopra, le carte si incurvano con l’umidità, i segnalini migrano fra gli scomparti e quando si riapre manca sempre qualcosa. Sono quattro problemi diversi con quattro soluzioni diverse, e nessuna richiede di comprare niente.

In piedi o sdraiate

È la domanda da cui dipende quasi tutto il resto, e la risposta corretta è: in piedi, come i libri.

Le scatole impilate si schiacciano. Non la prima né la seconda, ma la quinta dal basso sì, e il cedimento non è reversibile: il cartone si imbarca e il coperchio smette di chiudere a filo. Da quel momento entra polvere e la scatola non si impila più nemmeno volendo.

In piedi ogni scatola regge il proprio peso e basta. Ci sono due controindicazioni da conoscere. La prima: il contenuto si sposta, quindi serve che dentro sia organizzato o si trova tutto in fondo. La seconda: le scatole molto grandi e sottili, tipiche dei classici, in piedi flettono e vanno appoggiate a qualcosa.

Se l’impilamento è inevitabile per questioni di spazio, la regola è limitarsi a tre scatole e mettere sotto quelle più pesanti e meglio costruite.

Dove non vanno tenuti

Tre posti che sembrano comodi e non lo sono.

La cantina e il garage: l’umidità fa incurvare le carte e ammorbidire il cartone, e l’escursione termica fa il resto. È anche il posto in cui i giochi vengono dimenticati per anni. Umidità e sbalzi di temperatura sono anche i nemici della carta stampata, come spieghiamo in come si conservano manga e fumetti.

Il ripiano alto sopra un termosifone: il calore che sale secca la colla delle scatole e deforma i componenti in plastica sottile.

Una libreria esposta al sole: le scatole stampate scoloriscono, e il lato esposto diventa visibilmente più chiaro nel giro di una stagione. Lo stesso effetto della luce sulle statuine è spiegato nella guida su polvere, sole e ingiallimento delle figure.

Il posto giusto è banale: una stanza abitata, a temperatura stabile, lontano da fonti di calore e dalla luce diretta. Le stesse condizioni che servono a quasi tutto il resto.

Le carte, che sono la parte fragile

In qualsiasi gioco, le carte sono il componente che si consuma per primo. Si sporcano sui bordi, si piegano negli angoli e perdono la finitura che le fa scivolare.

Tre accorgimenti, in ordine di utilità.

Mani pulite e asciutte. Il grasso delle dita è il responsabile principale dell’ingrigimento dei bordi, molto più della polvere.

Mescolare senza piegare. Il mescolamento a ponte, quello che fa l’arco, incurva le carte in modo permanente. Il mescolamento a strati non le tocca.

Le bustine protettive, se il gioco si usa spesso. Hanno due controindicazioni: aumentano il volume del mazzo, che spesso non entra più nel suo scomparto, e costano quanto una parte del gioco.

Per i giochi di carte collezionabili il discorso cambia, perché lì le singole carte hanno un valore e la protezione non è una comodità ma una necessità. Come funziona quel mondo è spiegato in giochi di carte collezionabili: come funzionano. Per scegliere bustine, raccoglitori e toploader c’è la guida agli accessori per carte collezionabili.

L’organizzazione interna

È la parte che decide se un gioco esce dallo scaffale oppure no. Un titolo che chiede dieci minuti di preparazione perché bisogna separare i segnalini si gioca meno, indipendentemente da quanto è bello.

Gli inserti termoformati originali funzionano bene finché la scatola sta in piano; in piedi non trattengono niente. La soluzione che costa zero sono le bustine richiudibili, una per tipo di componente, che funzionano in qualsiasi posizione.

Un criterio pratico: separare per fase di gioco, non per tipo di oggetto. Tutto quello che serve nella preparazione iniziale in una bustina, quello che serve durante in un’altra. Si risparmiano più minuti così che ordinando per colore.

I pezzi che si perdono

Si perdono sempre gli stessi: i segnalini piccoli, i dadi e le pedine che rotolano. Due abitudini li salvano.

La prima è contare prima di chiudere, non la volta dopo. Quasi tutti i regolamenti riportano l’elenco dei componenti nelle prime pagine, ed è lì per questo.

La seconda è non giocare sopra un tappeto con giochi che hanno dadi o pezzi minuscoli. Il tappeto assorbe il rumore della caduta, che è il modo in cui ci si accorge di aver perso qualcosa.

Quando un pezzo manca davvero, molte case editrici forniscono i ricambi dei componenti su richiesta: è una strada che in pochi tentano e che spesso funziona.

Quando la collezione cresce

Oltre una quindicina di scatole il problema smette di essere la conservazione e diventa la ricerca: si gioca a quello che si vede, e quello che finisce in seconda fila non esce più.

Due accorgimenti che funzionano. Il primo è ordinare per numero di giocatori invece che per editore o per dimensione: è il criterio con cui si sceglie davvero quando si decide a che cosa giocare. Il secondo è tenere in prima fila i titoli brevi, perché sono quelli che si propongono quando il tempo è poco.

Per i modelli che si montano e restano montati vale un ragionamento diverso, perché non tornano più in scatola: il tema è trattato in puzzle 3D: che cosa cambia rispetto a un puzzle normale. Per i set di mattoncini valgono accorgimenti simili, raccolti in come si conservano e si puliscono i LEGO.

Come leggiamo le scatole

Di questi giochi riportiamo quello che dichiara l’editore: numero di giocatori, durata, età, contenuto della confezione e misure. Non ci abbiamo giocato, quindi non troverai qui un giudizio sulla qualità dei materiali, che è esattamente la cosa che si valuta avendo la scatola aperta sul tavolo.

Quello che possiamo fare è spiegare che cosa rovina un gioco quando è fermo: perché le scatole vanno in piedi, perché il mescolamento a ponte piega le carte in modo permanente e perché l’organizzazione interna decide quante volte un titolo verrà rigiocato.

Non ti torna una parola? Le trovi spiegate nel Glossario dei giochi da tavolo.

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Domande frequenti

Le scatole vanno in piedi o impilate?

In piedi, come i libri. Impilate si schiacciano e il cartone si imbarca in modo irreversibile: il coperchio smette di chiudere a filo e inizia a entrare polvere.

Se devo per forza impilarle?

Al massimo tre, con sotto le più pesanti e meglio costruite.

Dove non vanno tenuti i giochi?

In cantina o garage, per l'umidità; sopra un termosifone, perché il calore secca la colla; e in una libreria esposta al sole, che scolorisce le scatole in una stagione.

Qual è il componente che si rovina per primo?

Le carte: si sporcano sui bordi, si piegano negli angoli e perdono la finitura che le fa scivolare.

Come si mescola senza rovinare le carte?

Evitando il mescolamento a ponte, quello che fa l'arco: incurva le carte in modo permanente. Il mescolamento a strati non le tocca.

Le bustine protettive convengono?

Se il gioco si usa spesso sì, con due controindicazioni: aumentano il volume del mazzo, che spesso non entra più nel suo scomparto, e costano quanto una parte del gioco.

Come si organizza l'interno della scatola?

Con bustine richiudibili, che funzionano in qualsiasi posizione a differenza degli inserti termoformati. Conviene separare per fase di gioco, non per tipo di oggetto.

Perché si perdono sempre gli stessi pezzi?

Segnalini piccoli, dadi e pedine che rotolano. Aiuta contare prima di chiudere, usando l'elenco dei componenti nel regolamento, e non giocare sopra un tappeto, che assorbe il rumore della caduta.

Si possono richiedere i pezzi mancanti?

Molte case editrici forniscono i ricambi dei componenti su richiesta: è una strada che in pochi tentano e che spesso funziona.

Come si ordina una collezione grande?

Per numero di giocatori, che è il criterio con cui si sceglie davvero, tenendo in prima fila i titoli brevi: sono quelli che si propongono quando il tempo è poco.

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