Il polling rate è il numero di volte al secondo che un mouse o una tastiera dicono al computer dove sono e che cosa è stato premuto. Per vent’anni lo standard è stato 1.000 Hz, cioè mille volte al secondo. Da qualche anno sulle confezioni compare 8.000, e in qualche caso 4.000. La domanda sensata non è se il numero più alto sia meglio, ma che cosa si guadagna davvero e che cosa si paga.
È il secondo numero gonfiato delle schede, dopo quello che trovi spiegato in DPI del mouse: che cosa sono e quanti ne servono davvero.
Che cosa significa, in millisecondi
La frequenza si converte in tempo dividendo: a 1.000 Hz il dispositivo riporta ogni millesimo di secondo, a 8.000 Hz ogni otto decimillesimi circa.
| Frequenza | Intervallo fra due segnali | Differenza dal gradino prima |
|---|---|---|
| 125 Hz | 8 millisecondi | — |
| 500 Hz | 2 millisecondi | 6 ms in meno |
| 1.000 Hz | 1 millisecondo | 1 ms in meno |
| 4.000 Hz | 0,25 millisecondi | 0,75 ms in meno |
| 8.000 Hz | 0,125 millisecondi | 0,125 ms in meno |
La tabella dice tutto quello che serve sapere. Il salto da 125 a 1.000 Hz toglie sette millisecondi: è una differenza percepibile. Il salto da 1.000 a 8.000 ne toglie meno di uno, e per la precisione sette ottavi di millisecondo.
Per un confronto: un monitor a 144 Hz disegna un fotogramma ogni sette millisecondi. Un ritardo di 0,875 millisecondi è un ottavo di fotogramma. Se ti stai chiedendo se valga la pena salire anche con lo schermo, il confronto fra monitor a 144 e a 240 Hz è in una guida a parte.
Che cosa cambia davvero
C’è un effetto reale e vale la pena descriverlo con precisione, perché non è quello che si immagina.
Un polling rate più alto non rende il movimento più veloce: lo rende più regolare. Con più campionamenti al secondo, la traiettoria che il computer riceve è descritta da più punti, quindi un movimento rapido viene ricostruito con meno approssimazione. Chi fa movimenti molto ampi e veloci può percepire il cursore come più fluido.
È una differenza che esiste e che si misura con gli strumenti. Ma sta sotto la soglia in cui la maggior parte delle persone può costruirci sopra una decisione d’acquisto: fra due mouse, la forma e il peso cambiano il risultato molto più di quel numero.
Il costo nascosto: il processore
Qui sta la parte che le confezioni non raccontano. Ogni segnale che arriva deve essere elaborato, e otto volte più segnali significano otto volte più interruzioni al processore.
Su un computer potente l’impatto è trascurabile. Su una macchina già al limite, o in un gioco che usa molto il processore, l’occupazione aggiuntiva può togliere qualche fotogramma al secondo — e perdere fotogrammi per guadagnare un ottavo di millisecondo è un cattivo affare.
Il consiglio pratico che ne discende: 8.000 Hz si prova, non si dà per scontato. Se i fotogrammi calano, si torna a 1.000 e non si è perso niente di percepibile.
Sulle tastiere e sulle periferiche senza filo
Sulle tastiere il discorso cambia, perché il collo di bottiglia è un altro: il debounce, cioè il tempo durante il quale il circuito ignora i rimbalzi del contatto dopo una pressione. Su una tastiera meccanica tradizionale quel tempo è di alcuni millisecondi, molto più dell’intervallo di polling. Un polling rate altissimo su una tastiera con debounce lungo non cambia niente. Come cambia la risposta da un interruttore all’altro è spiegato in switch rossi, marroni o blu.
Sulle periferiche senza filo c’è un costo diverso: la batteria. Trasmettere otto volte più spesso consuma di più, e su un mouse senza fili la differenza di autonomia fra 1.000 e 8.000 Hz è sostanziale. Molti modelli lo dichiarano con due valori separati.
La questione del collegamento in sé — ricevitore dedicato, Bluetooth o cavo — è un’altra cosa e pesa di più: la trattiamo in 2,4 GHz, Bluetooth o cavo: che cosa cambia.
Dove guardare, invece
Se l’obiettivo è una periferica che risponda bene, ci sono quattro cose che contano più del polling rate, e tutte si leggono o si provano.
La forma, che decide se la mano si stanca e se il movimento è controllabile. È il criterio che scarta più modelli di qualsiasi altro, ed è spiegato in come si sceglie un mouse in base a come lo impugni.
Il peso, che è il parametro che si sente di più a ogni movimento. Perché si parla tanto di 60 grammi è raccontato nella guida ai mouse ultraleggeri.
Il sensore, e in particolare l’assenza di accelerazione e la tenuta della precisione alle velocità alte.
I piedini e la superficie su cui scorre, che insieme determinano la sensazione di scorrimento molto più dell’elettronica.
Come si cambia e come si verifica
Il polling rate si imposta quasi sempre dal programma del produttore, e su alcuni modelli con una combinazione di tasti sulla periferica stessa. È un valore che si salva nella memoria del dispositivo, quindi resta anche spostandolo su un altro computer.
Per verificare il valore effettivo esistono strumenti che contano i segnali ricevuti in un secondo mentre si muove il mouse. Serve soprattutto a scoprire un caso frequente: il dispositivo dichiara 8.000 Hz ma è impostato di fabbrica su 1.000, e nessuno lo ha mai cambiato.
Come leggiamo le schede
Di questi prodotti riportiamo quello che dichiara la confezione: frequenza di polling, sensore e DPI massimi, peso, tipo di collegamento, numero di tasti e misure. Non li abbiamo usati, quindi non troverai qui un giudizio su quanto sono reattivi.
Quello che possiamo fare è mettere i numeri in scala: tradurre gli hertz in millisecondi, confrontarli con la durata di un fotogramma e spiegare che cosa si paga in processore e in batteria. Sono conti che si fanno con i dati dichiarati, e che quasi nessuno fa.
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Domande frequenti
Che cos'è il polling rate?
Il numero di volte al secondo che un mouse o una tastiera riportano al computer la propria posizione e i tasti premuti. Lo standard è 1.000 Hz, cioè mille volte al secondo.
Quanta differenza c'è fra 1.000 e 8.000 Hz?
Meno di un millisecondo: 1 ms contro 0,125 ms, cioè 0,875 ms in meno. Per confronto, un monitor a 144 Hz disegna un fotogramma ogni sette millisecondi.
Allora serve a qualcosa?
Sì, ma non rende il movimento più veloce: lo rende più regolare, perché la traiettoria viene descritta da più punti. È una differenza misurabile ma sotto la soglia che giustifica una scelta d'acquisto.
Qual è il costo nascosto?
Il processore: otto volte più segnali significano otto volte più interruzioni. Su una macchina già al limite si possono perdere fotogrammi, e perderli per guadagnare un ottavo di millisecondo è un cattivo affare.
Conviene impostarlo sempre al massimo?
Va provato, non dato per scontato. Se i fotogrammi calano si torna a 1.000 Hz e non si è perso niente di percepibile.
Sulle tastiere cambia qualcosa?
Poco, perché il collo di bottiglia è il debounce, cioè il tempo in cui il circuito ignora i rimbalzi del contatto. Su una meccanica tradizionale è di alcuni millisecondi, molto più dell'intervallo di polling.
E sui dispositivi senza filo?
C'è un costo in batteria: trasmettere otto volte più spesso consuma di più, e la differenza di autonomia è sostanziale. Molti modelli dichiarano due valori separati.
Che cosa conta più del polling rate?
La forma, il peso, il sensore senza accelerazione e i piedini. Fra due mouse decidono il risultato molto più di quel numero.
Come si cambia?
Dal programma del produttore, o su alcuni modelli con una combinazione di tasti. Il valore si salva nella memoria del dispositivo, quindi resta anche su un altro computer.
Il valore dichiarato è quello attivo?
Non sempre: capita spesso che un dispositivo dichiari 8.000 Hz ma sia impostato di fabbrica su 1.000. Esistono strumenti che contano i segnali ricevuti in un secondo per verificarlo.











