Chi compra vinili incontra un vocabolario che nessuno gli ha mai spiegato. Un annuncio dice NM, una ristampa si vanta di essere half-speed, un venditore parla della matrice nel deadwax, e intanto il tuo giradischi ha una manopola chiamata antiskating che non hai mai toccato.
Qui ci sono centouno termini spiegati in italiano, divisi per dove li incontri: il disco, le edizioni, il suono, il giradischi, la conservazione e il gergo degli annunci usati. Ogni voce ha il suo indirizzo, quindi puoi mandarla a chi ti sta vendendo qualcosa.
Da dove partire se hai appena cominciato
Tre voci rispondono alle domande dei primi giorni: giri al minuto (perché alcuni dischi vanno a 33 e altri a 45), grammatura (che cosa cambia davvero coi 180 grammi) e NM (come si legge la condizione in un annuncio). Se il giradischi non ce l’hai ancora, la scelta è in come si comincia a comprare vinili e in quale giradischi prendere per iniziare.
Tutte le voci, dalla A alla Z
Centouno termini in ordine alfabetico. Ogni voce porta alla sua definizione: se sei arrivato qui cercando una parola sola, è questo il punto da cui partire.
1 — 10 pollici
7 — 7 pollici (45 giri), 78 giri
A — Antiskating, Autografato, Automatico e manuale
B — Bobina mobile (MC), Bootleg, Box set (cofanetto), Braccio, Busta esterna, Busta interna antistatica
C — Carica elettrostatica, Conservazione verticale, Contrappeso, Copertina, Copia promozionale, Curva RIAA, Cutout
D — Deadwax (runout), Deep groove, Dinamica, Disco imbarcato (warp), Dish warp, Download card
E — Edizione audiofila, Edizione limitata, Edizione numerata, EP, Esclusiva di negozio, Etichetta centrale
F — Flexi disc, Forza di tracciamento (VTF), Fruscio (surface noise)
G — G (Good), Gatefold, Giradischi a valigetta, Giradischi Bluetooth, Giri al minuto (rpm), Grammatura (180 grammi)
L — Lacca (acetato), Lavadischi, Loudness war, LP
M — M (Mint), Magnete mobile (MM), Marble (marmorizzato), Master, Matrice, Media e sleeve, Mono, Muffa
N — NM (Near Mint)
O — Obi
P — P (Poor) e F (Fair), Peso centrale (clamp), Piatto, Picture disc, Play graded, Pop e click, Preamplificatore phono, Pressatura, Prima stampa (first press), Pulizia a umido, Punta conica, Punta ellittica, Puntina (stilo)
R — Raro, Record Store Day, Rimasterizzazione, Ring wear, Ripetizione (groove lock), Ristampa (repress, reissue)
S — Salto (skip), Seam split, Segni del perno, Shaped disc, Shibata e affini, Sigillato (sealed), Slipmat (tappetino), Solco, Spazzola antistatica, Splatter, Stamper, Stereo
T — Test pressing, Testina (cartridge), Trazione a cinghia, Trazione diretta
U — Uscita USB
V — VG (Very Good), VG+ (Very Good Plus), Vinile, Vinile colorato, Vinile riciclato, Vinile trasparente, VTA
W — White label
Il disco: formati, misure, materia
Quasi tutto quello che distingue un disco da un altro si vede e si misura: il diametro, la velocità, il peso, il colore. Sono anche le cose su cui si gioca il prezzo di un’edizione, quindi vale la pena saperle leggere prima di pagarle.
- Vinile
- Il materiale, il PVC, e per estensione il disco stesso. La parola ha sostituito «disco in vinile» nell’uso comune: oggi «ho comprato un vinile» non lo corregge nessuno.
- LP
- Long Playing: il formato grande da 12 pollici, in genere a 33 giri, con una ventina di minuti per facciata. È il disco dell’album come lo conosciamo.
- EP
- Extended Play: più lungo di un singolo e più corto di un album, in genere quattro o cinque brani. Può essere da 7 o da 12 pollici, e questo confonde parecchio chi compra online.
- 7 pollici (45 giri)
- Il singolo: un brano per lato, buco largo al centro. Per suonarlo su molti giradischi serve l’adattatore, quel dischetto di plastica che finisce sempre perso. Alcuni singoli hanno invece il buco piccolo come un LP: cambia da paese a paese, e nelle foto degli annunci si vede subito.
- 10 pollici
- Formato intermedio, usato molto negli anni Cinquanta e tornato come oggetto da collezione. Sta male negli espositori pensati per i 12 pollici, ed è un dettaglio che si scopre dopo averlo comprato.
- Giri al minuto (rpm)
- La velocità di rotazione: 33⅓ per gli album, 45 per i singoli e per molte edizioni audiofile, 78 per i dischi d’epoca. Suonare un disco alla velocità sbagliata non lo rovina, ma lo rende irriconoscibile.
- 78 giri
- I dischi pre-1950, in gommalacca e non in vinile: più pesanti, più fragili e con un solco più largo, che chiede una puntina dedicata. Suonarli con una puntina moderna rovina entrambi.
- Solco
- La scanalatura a spirale in cui la puntina legge il suono. Più minuti incidi per facciata, più il solco si stringe: è la ragione fisica per cui certi album escono doppi anche quando starebbero su un disco solo, come spieghiamo in perché un album esce in doppio LP.
- Deadwax (runout)
- L’anello liscio fra la fine della musica e l’etichetta. Non contiene suono ma contiene informazioni: è lì che si leggono i codici incisi che identificano la stampa.
- Matrice
- Il codice inciso nel deadwax che identifica lo stampo da cui quel disco è nato. È il modo più affidabile di distinguere una prima stampa da una ristampa, e come si legge lo abbiamo messo in fila in etichetta, matrice e come si riconosce un’edizione.
- Etichetta centrale
- Il tondo di carta al centro del disco. Colore, logo e dicitura cambiano di anno in anno e di paese in paese, e sono il secondo indizio dopo la matrice per capire quale edizione hai in mano.
- Grammatura (180 grammi)
- Il peso del disco. Un 180 grammi è più rigido, sta più piatto e si deforma meno col tempo. ⚠️ Non suona meglio di per sé: il peso non c’entra con l’incisione, e il punto lo spieghiamo per esteso in che cosa vuol dire davvero 180 grammi. Il vantaggio reale si vede negli anni: un disco più rigido resiste meglio alle conservazioni imperfette, che è il motivo per cui gli si imbarcano meno.
- Vinile colorato
- Disco pigmentato invece che nero. Nasce come oggetto da collezione, e la differenza di suono rispetto al nero è molto minore di quanto si dica: quello che conta è la qualità della granulazione, non la tinta. Il confronto è in che cosa cambia davvero con i vinili colorati.
- Marble (marmorizzato)
- Due o più colori mescolati durante la pressatura, con venature che rendono ogni copia diversa. Non si può scegliere il disegno: quello che arriva arriva. È anche il tipo di colorazione che varia di più dentro la stessa tiratura: due copie della stessa edizione possono sembrare due dischi diversi.
- Splatter
- Schizzi di un colore su un fondo di un altro. Come il marble, ogni copia è a sé. Negli annunci la foto è quasi sempre di un’altra copia: se il disegno conta per te, chiedi la foto di quella che riceverai.
- Picture disc
- Disco con un’immagine stampata sotto una pellicola trasparente. Bellissimo da appendere, mediocre da ascoltare: la superficie è più rumorosa di un vinile normale. Per lo stesso motivo molti collezionisti ne comprano due: una da appendere e una nera da ascoltare.
- Flexi disc
- Un foglio sottile e flessibile inciso come un disco, in genere allegato a una rivista. Si consuma in fretta e va suonato con un peso sopra, perché da solo non sta giù.
- Vinile trasparente
- Senza pigmento nero. Esteticamente notevole, e sulla trasparenza completa qualunque difetto della pressatura si vede a occhio. È anche il formato in cui si vedono meglio le bolle e le striature della pressatura: se compri a scatola chiusa, aspettati più variabilità fra una copia e l’altra.
- Deep groove
- Un solco circolare in rilievo attorno all’etichetta, lasciato dagli stampi usati negli anni Cinquanta e Sessanta. Non c’entra col suono: è un indizio di datazione, e per i collezionisti distingue una stampa d’epoca da una ristampa successiva.
- Mono
- Incisione a un solo canale, com’erano tutti i dischi fino ai primi anni Sessanta. ⚠️ La scritta «mono» in copertina non basta a garantire una stampa mono originale: sulle edizioni d’epoca si cercano anche diciture come «Microgroove» o «Full Frequency Range Recording».
- Stereo
- Due canali incisi sulle due pareti dello stesso solco. Per leggerlo serve una puntina adatta: suonare uno stereo con una testina mono d’epoca lo danneggia, perché quelle non seguono il movimento verticale.
- Shaped disc
- Disco sagomato, tagliato in una forma diversa dal cerchio. Si suona solo la parte incisa al centro, e il resto è decorazione: nasce come oggetto da esporre.
- Copertina
- La busta di cartone che contiene il disco. In inglese la trovi come sleeve o jacket, e negli annunci usati la sua condizione si valuta separatamente da quella del disco.
- Gatefold
- La copertina apribile a libro, nata per i doppi album e poi usata anche sui singoli LP per avere più spazio grafico. Che cosa ci si trova dentro di solito è in gatefold, inserti e poster. Su un doppio, controlla sempre che le tasche interne non siano scucite: è il punto che cede per primo, e con due dischi dentro il peso lavora.
- Inserto
- Tutto quello che sta nella busta oltre al disco: libretto, poster, cartolina, adesivi. In un usato la loro presenza cambia parecchio il valore, ed è la prima cosa che un annuncio onesto dichiara.
- Obi
- La fascetta di carta verticale che avvolge le edizioni giapponesi. Si perde facilissimamente, e un’edizione giapponese senza obi vale molto meno della stessa con. Negli annunci si trova scritto come «with obi» o «obi strip». Se la foto non la mostra, probabilmente non c’è.
- Download card
- Il cartoncino con un codice per scaricare l’album in digitale, incluso in molte edizioni nuove. I codici scadono: su un disco comprato usato, spesso è già stato usato.
Edizioni, stampe e ristampe
È la parte dove si fanno i soldi e dove si prendono le fregature. Lo stesso album può esistere in venti versioni diverse, e il prezzo può cambiare di dieci volte fra una e l’altra: queste sono le parole che distinguono l’una dall’altra.
- Prima stampa (first press)
- La tiratura originale, uscita insieme all’album. È quella che i collezionisti cercano, e si identifica dalla matrice e dall’etichetta, non dalla data scritta in copertina, che resta la stessa su tutte le ristampe.
- Ristampa (repress, reissue)
- Una tiratura successiva. Può essere identica all’originale o rimasterizzata, stampata su un impianto diverso e spesso con qualità superiore: «ristampa» non vuol dire «peggiore». Su parecchi album degli anni Settanta la ristampa recente suona meglio dell’originale, perché gli stamper di allora erano stanchi e il master è stato ritrovato nel frattempo.
- Rimasterizzazione
- Una nuova lavorazione del master, fatta anni dopo con altre attrezzature e altre scelte di suono. Può migliorare le cose o peggiorarle: dipende da chi la fa, e il tema è approfondito in che cosa significa rimasterizzato.
- Half-speed master
- Tecnica di incisione in cui il master gira a metà velocità mentre si taglia la lacca. Dà più precisione sulle alte frequenze, e si trova sulle edizioni che costano di più.
- Edizione audiofila
- Stampa curata per la resa sonora: vinile più puro, tiratura corta, spesso a 45 giri su due dischi. Non tutte le edizioni che si dichiarano audiofile lo sono davvero, e il prezzo non è una garanzia.
- Edizione numerata
- Ogni copia porta un numero progressivo, in genere stampato o scritto a mano sulla copertina. Rende la tiratura verificabile, ed è uno dei pochi dati che un venditore non può gonfiare.
- Edizione limitata
- Tiratura dichiarata chiusa. ⚠️ Attenzione: «limitata» senza un numero non vuol dire niente, e nella maggior parte dei casi serve solo a far comprare subito. Quando il numero c’è davvero, è quasi sempre stampato in copertina o sull’obi: se un annuncio dice «limitata» e il numero non lo sa, probabilmente non esiste.
- Test pressing
- Le pochissime copie stampate per controllo prima della tiratura vera, di solito con etichetta bianca e scritte a mano. Sono rarissime e costose, ed è anche la categoria dove girano più falsi.
- White label
- Disco con etichetta bianca, senza grafica. Può essere un test pressing, una copia promozionale o una stampa per i DJ. Non è automaticamente rara: molte ristampe moderne escono con etichetta bianca per scelta grafica, e il valore lo fa la matrice, non il colore dell’etichetta.
- Copia promozionale
- Stampata per radio e stampa, non per la vendita, spesso con una dicitura apposita in copertina o un foro di annullamento. Per i collezionisti vale di più; per il mercato normale è una copia come le altre.
- Bootleg
- Edizione non autorizzata, spesso di concerti registrati dal pubblico. La qualità varia da discreta a pessima, e il disco non è coperto da nessuna garanzia. Si riconosce quasi sempre dall’etichetta inventata, dall’assenza di codici ufficiali e da una copertina stampata male. Non è necessariamente una fregatura, ma va pagato come tale.
- Import
- Edizione stampata per un altro mercato. Spesso cambiano la scaletta, la copertina e la qualità della stampa: le edizioni giapponesi, per esempio, hanno fama di cura superiore.
- Box set (cofanetto)
- Più dischi in una scatola rigida, quasi sempre con libretto e materiale extra. Occupa molto spazio sullo scaffale, e va messo in piedi come gli altri: appoggiato di piatto si deforma.
- Record Store Day
- La giornata in cui escono edizioni esclusive vendute soltanto nei negozi indipendenti aderenti, in tiratura chiusa. Non si comprano online dai grandi negozi: è il punto dell’iniziativa.
- Esclusiva di negozio
- Una variante di colore riservata a una catena o a un rivenditore. Stesso disco, stessa musica, confezione diversa: quello che cambia è la disponibilità, non il contenuto.
- Sigillato (sealed)
- Mai aperto, ancora nel cellophane di fabbrica. ⚠️ Su un disco molto vecchio il sigillo può essere stato rifatto: è una pratica nota, e un sigillo troppo perfetto su un disco di cinquant’anni fa è un motivo per fare domande.
- Cutout
- Copia rimasta invenduta e marcata per non poter essere rivenduta a prezzo pieno: un angolo tagliato, una tacca o un foro nella copertina. Il disco dentro è nuovo, la copertina no.
Il suono, e come nasce
Fra la registrazione e il disco che hai in mano ci sono diversi passaggi, e ciascuno può migliorare o rovinare il risultato. Conoscerne i nomi serve soprattutto a capire quando un’edizione costosa vale davvero di più.
- Master
- La versione definitiva della registrazione, da cui si ricava tutto il resto. Esistono master diversi dello stesso album, ed è il motivo per cui due edizioni possono suonare diverse pur essendo lo stesso disco. Quando un’edizione dichiara «da nastri originali» sta dicendo proprio questo: che non parte da una copia digitale già lavorata.
- Lacca (acetato)
- Il disco morbido su cui si incide il solco originale col tornio. È il primo oggetto fisico della catena, e si consuma dopo pochissimi ascolti. Da qui si capisce perché esistano versioni diverse dello stesso album: ogni volta che si rifa’ la lacca, si rifanno anche le scelte di taglio.
- Stamper
- Lo stampo metallico ricavato dalla lacca, che preme materialmente il vinile. Si usura: le ultime copie fatte con uno stamper stanco suonano peggio delle prime. È il motivo per cui due copie identiche della stessa edizione possono suonare diverse, e per cui i collezionisti guardano i codici nel deadwax.
- Pressatura
- L’operazione con cui il PVC caldo viene schiacciato fra due stamper. È qui che nascono la maggior parte dei difetti fisici di un disco nuovo.
- Vinile riciclato
- PVC rigenerato, usato in certe stampe economiche. Tende a essere più rumoroso, perché contiene più impurità. Non è scritto in copertina: lo si deduce dal prezzo basso dell’edizione e, all’ascolto, da un fondo più rumoroso del normale anche a disco pulito.
- Curva RIAA
- L’equalizzazione standard con cui si incide un disco: i bassi si riducono e gli acuti si esaltano, e il preamplificatore phono fa l’operazione inversa. È il motivo per cui un giradischi collegato a un ingresso sbagliato suona sottile e lontano.
- Loudness war
- La tendenza a masterizzare tutto sempre più forte, schiacciando le differenze fra piano e forte. Sul vinile ha un limite fisico, ed è una delle ragioni per cui certe edizioni in vinile suonano meglio della versione digitale.
- Dinamica
- La differenza fra i passaggi più piani e quelli più forti. Una dinamica ampia rende l’ascolto vivo; una compressa stanca l’orecchio dopo venti minuti. Esistono archivi pubblici che misurano la dinamica delle singole edizioni: prima di pagare il doppio per una ristampa «audiofila», vale la pena controllare che non sia più compressa dell’originale.
I difetti: che cosa si sente e perché
Un disco nuovo non è automaticamente un disco perfetto, e un disco usato non è automaticamente rovinato. Questi sono i nomi dei problemi, e sapere quale hai davanti dice anche se si risolve.
- Fruscio (surface noise)
- Il rumore di fondo continuo. Un po’ è normale e fa parte del mezzo; molto, su un disco nuovo, vuol dire pressatura scadente o polvere nel solco. La distinzione è in quando il fruscio di un vinile nuovo è un difetto. Prima di concludere che una stampa è scadente, lavalo: su un disco nuovo il fruscio è spesso residuo di stampaggio, e il primo lavaggio lo toglie.
- Pop e click
- Schiocchi isolati. Se spariscono dopo un lavaggio erano sporco; se restano sempre nello stesso punto è un danno fisico al solco. Un disco usato nuovo di acquisto va lavato prima del primo ascolto, non dopo: metà dei click spariscono lì, e quello che resta sai che è strutturale.
- Salto (skip)
- La puntina scavalca un pezzo di solco. Può dipendere dal disco, ma anche da una forza di tracciamento troppo bassa o da un giradischi non in piano.
- Ripetizione (groove lock)
- La puntina torna indietro e ripete lo stesso giro all’infinito. Di solito è un graffio che ha unito due solchi vicini. Si può attenuare sollevando appena il braccio col dito al passaggio critico, ma il solco resta danneggiato: è un difetto da dichiarare se poi rivendi.
- Disco imbarcato (warp)
- Il disco non è piatto e ondeggia mentre gira. Nasce da calore, da conservazione in orizzontale o da una pressatura storta, e nei casi lievi un peso centrale lo compensa.
- Dish warp
- Il disco curvato a scodella, con i bordi alzati. È tipico dei dischi tenuti stretti in verticale sotto pressione per anni. Mettere i dischi in piedi ma senza comprimerli è l’unica prevenzione. Una volta curvato così, un disco difficilmente torna piatto.
- Seam split
- La copertina scucita lungo un bordo. È il difetto più comune nelle copertine vecchie e, negli annunci seri, va sempre dichiarato. Si può fermare dall’interno con nastro adesivo neutro, mai sul davanti: un riparo visibile abbassa il valore più dello strappo stesso.
- Ring wear
- L’alone circolare che il disco lascia sulla copertina dopo anni di attrito. Non tocca il suono ma pesa sulla valutazione. Una busta esterna messa fin dall’inizio lo evita del tutto. Su una copertina che ce l’ha già non si toglie.
- Segni del perno
- I graffietti attorno al foro centrale, lasciati dall’infilare il disco sul perno. Qualche segno è normale su un usato; una corona fitta vuol dire che il disco ha girato moltissimo.
Il giradischi, pezzo per pezzo
Nelle schede tecniche di un giradischi ci sono cinque o sei parole che decidono tutto, e sono sempre le stesse. Queste.
- Piatto
- Il disco rotante su cui si appoggia il vinile. Più è pesante, più tende a mantenere la velocità costante. Un piatto leggero in plastica è il limite più evidente delle macchine economiche: alcuni modelli permettono di sostituirlo, molti no.
- Trazione a cinghia
- Il motore muove il piatto tramite un elastico. Le vibrazioni del motore arrivano smorzate, quindi il fondo è più silenzioso: è la scelta tipica per l’ascolto domestico. La cinghia è un pezzo di consumo e va cambiata ogni qualche anno.
- Trazione diretta
- Il piatto sta direttamente sul motore. Parte subito, tiene la velocità con precisione e sopporta la manipolazione: è la soluzione dei DJ. Permette anche di fermare e far ripartire il piatto al volo senza aspettare, che su una trazione a cinghia non si può fare.
- Braccio
- Il tubo che porta la testina sul disco. Deve muoversi liberissimo e senza giochi: è il pezzo su cui si vede la differenza fra una macchina economica e una buona.
- Testina (cartridge)
- Il corpo che trasforma il movimento della puntina in segnale elettrico. Si può sostituire, ed è l’aggiornamento che cambia di più il suono a parità di giradischi: la scelta è in quale testina scegliere.
- Puntina (stilo)
- Il diamante che legge il solco. È un pezzo di consumo: dopo qualche centinaio di ore si arrotonda e comincia a rovinare i dischi invece di leggerli.
- Magnete mobile (MM)
- Il tipo di testina più diffuso. Ha uscita alta, funziona con qualunque preamplificatore phono e in genere permette di cambiare solo la puntina invece di tutta la testina.
- Bobina mobile (MC)
- Testina più raffinata e più costosa, con uscita bassa: vuole un preamplificatore adatto, e di solito non si può sostituire la sola puntina. Quando la puntina si consuma si rispedisce la testina al costruttore per la rigenerazione: è una spesa e un’attesa che vanno messe nel conto prima di comprarla.
- Punta conica
- La forma più semplice ed economica. Perdona i dischi non perfetti ma legge meno dettaglio delle forme affilate. È quella montata di serie su quasi tutti i giradischi economici, ed è il primo pezzo che vale la pena sostituire quando si vuole migliorare il suono senza cambiare macchina.
- Punta ellittica
- Tocca il solco su una superficie più stretta e ne legge di più, soprattutto sugli acuti. È il primo aggiornamento sensato partendo da una conica.
- Shibata e affini
- Profili ancora più affilati, che seguono il solco con più precisione e durano di più. Vogliono però una regolazione accurata: montati male fanno danni. Vanno montate con cura su braccio regolabile: su un giradischi che non permette di regolare il VTA buona parte del vantaggio si perde.
- Forza di tracciamento (VTF)
- Quanto la puntina preme sul disco, in grammi. Ogni testina ha il suo valore consigliato: troppo poca fa saltare, troppa consuma solco e puntina. Si regola con una bilancina da pochi euro: andare a occhio sul contrappeso è il modo più comune di consumare dischi senza accorgersene.
- Contrappeso
- Il cilindro in fondo al braccio con cui si regola la forza di tracciamento. Su molti giradischi economici è fisso e la regolazione non si fa.
- Antiskating
- La compensazione della forza che tira il braccio verso il centro del disco. Senza, la puntina preme di più su una parete del solco che sull’altra, e il canale destro e sinistro si consumano in modo diverso.
- VTA
- L’angolo verticale con cui la puntina entra nel solco, regolato alzando o abbassando la base del braccio. Conta soprattutto se alterni dischi di grammature molto diverse.
- Preamplificatore phono
- Lo stadio che alza il segnale debolissimo della testina e applica la curva RIAA. Può essere dentro al giradischi, dentro all’amplificatore o in una scatoletta a parte: deve esserci uno solo, se no il suono esce distorto. Se il suono esce debolissimo e senza bassi, nove volte su dieci manca il preamplificatore; se esce distorto e troppo forte, ce ne sono due in serie.
- Automatico e manuale
- Un giradischi automatico porta il braccio sul disco e lo riporta a fine lato da solo. Comodo e sicuro per chi comincia; i manuali lasciano il controllo a te e costano meno a parità di qualità meccanica.
- Giradischi Bluetooth
- Trasmette senza fili a casse o cuffie compatibili. Perde qualcosa per strada rispetto al cavo, ma risolve il problema di chi non ha un impianto: il confronto è in giradischi Bluetooth, che cosa aspettarsi.
- Uscita USB
- Permette di registrare i dischi sul computer. Comoda per digitalizzare una collezione, e sulla qualità d’ascolto non cambia niente. Per registrare serve anche un programma sul computer: quasi tutti i giradischi USB ne includono uno, e quasi tutti sono scomodi. Qualunque editor audio gratuito fa meglio.
- Giradischi a valigetta
- Il modello tutto-in-uno con casse integrate. ⚠️ Molti hanno puntine ceramiche che premono tantissimo sul solco: sui dischi a cui tieni è meglio non usarli.
- Slipmat (tappetino)
- Il tappetino fra piatto e disco: in feltro per i DJ, in sughero o gomma per l’ascolto. Cambia lo smorzamento e, un po’, il suono.
- Peso centrale (clamp)
- Un peso che blocca il disco sul piatto. Aiuta sui dischi leggermente imbarcati e migliora il contatto, ma non va usato su un giradischi dal cuscinetto leggero.
Conservazione e pulizia
Un disco trattato bene dura decenni; uno trattato male si rovina in un’estate. La maggior parte dei danni che si vedono negli usati non viene dall’ascolto, viene da come sono stati tenuti.
- Busta interna antistatica
- La busta che sta a contatto col disco. Quelle di carta semplice graffiano e trattengono polvere: sostituirle con buste in carta e polietilene è l’intervento che costa meno e serve di più. Quali prendere è in le buste protettive per vinili.
- Busta esterna
- La busta trasparente che protegge la copertina da polvere, umidità e attrito. È quella che evita il ring wear. Si trovano in PVC o in polipropilene: il secondo non ingiallisce e non si attacca alla copertina col caldo, ed è quello da preferire sui dischi che tieni.
- Conservazione verticale
- I dischi vanno in piedi, mai impilati di piatto: il peso li deforma. E senza stringerli troppo, se no si curvano lo stesso. Il resto è in come si conservano i vinili. Anche gli scaffali contano: un ripiano profondo meno di trentadue centimetri lascia il disco sporgere, e col tempo il bordo si rovina.
- Spazzola antistatica
- La spazzola in fibra di carbonio che si passa prima di ogni ascolto. Toglie la polvere superficiale e un po’ di carica elettrostatica: è il gesto che fa la differenza fra un disco che fruscià e uno che no.
- Pulizia a umido
- Il lavaggio con liquido apposito, che tira fuori lo sporco dal fondo del solco. È l’unico modo di recuperare un usato davvero sporco: gli strumenti sono in il kit per pulire i vinili.
- Lavadischi
- La macchina che lava e aspira il liquido dal solco. Ha senso su collezioni grandi o su molti usati: il confronto fra i tipi è in i migliori lavadischi.
- Carica elettrostatica
- La carica che il disco accumula sfregando nella busta e che attira polvere come una calamita. Aumenta con l’aria secca, ed è il motivo per cui d’inverno i dischi sembrano sporcarsi di più. Un umidificatore d’ambiente d’inverno fa più di qualunque spazzola: sotto una certa umidità relativa il problema si ripresenta a ogni ascolto.
- Muffa
- Macchie che compaiono su copertine tenute in cantina o in garage. Sulla carta spesso non si tolgono, e l’odore resta: è un motivo valido per rifiutare un usato. L’odore non va via nemmeno cambiando busta, perché sta nel cartone. Se l’album ti interessa davvero, conviene comprare la sola copertina sostitutiva.
Come si legge un annuncio usato
Nel mercato dell’usato si usa una scala di condizione nata da una rivista americana, ed è diventata lo standard ovunque. Il disco e la copertina si valutano separatamente: un annuncio che dà un voto solo sta semplificando, e quasi mai a tuo favore.
- M (Mint)
- Perfetto, come uscito di fabbrica. Nella pratica si usa quasi solo per dischi mai aperti: un venditore serio difficilmente lo scrive su un disco ascoltato.
- NM (Near Mint)
- Praticamente perfetto, con al massimo segni invisibili e nessun effetto sul suono. È il livello più alto che si vede comunemente negli annunci onesti. Su un disco descritto NM chiedi sempre se è stato ascoltato: parecchi venditori lo scrivono guardando il disco controluce, che non basta.
- VG+ (Very Good Plus)
- Qualche segno leggero, suono ancora ottimo con al massimo qualche click isolato nei punti silenziosi. È il miglior compromesso fra condizione e prezzo. È la condizione che si cerca sugli usati che contano: costa molto meno di un NM e, dopo un lavaggio, la differenza all’ascolto è spesso impercettibile.
- VG (Very Good)
- Segni visibili e fruscio percepibile, ma il disco suona tutto. Accettabile per album comuni, meno per qualcosa a cui tieni. È la condizione in cui conviene comprare i dischi molto comuni: la differenza di prezzo con un VG+ è sensibile, e su un album che ascolti distrattamente non la noti.
- G (Good)
- Il disco suona dall’inizio alla fine, ma con rumore evidente. Si compra solo se quel titolo non si trova altrimenti. Prima di prenderlo chiedi se salta: «Good» nella scala è un eufemismo, e il salto è l’unico difetto che rende un disco inascoltabile.
- P (Poor) e F (Fair)
- Danneggiato: salti, graffi profondi, copertina rovinata. Ha senso solo come riempitivo o per la copertina. Vale la pena solo se quel titolo in quell’edizione non esiste altrove, o se ti serve la copertina per sostituirne una rovinata.
- Media e sleeve
- I due voti separati: il primo è il disco, il secondo la copertina. Si scrivono di solito come «NM/VG+», nell’ordine disco/copertina. Se un annuncio dà un voto solo, quasi sempre si riferisce al disco e la copertina sta peggio. Vale la pena chiedere esplicitamente.
- Play graded
- Vuol dire che il venditore ha ascoltato davvero il disco prima di valutarlo, invece di giudicarlo a occhio. È un’informazione che vale, perché parecchi difetti non si vedono.
- Autografato
- Firmato dall’artista. Senza una prova d’autenticità vale quanto un disco normale: che cosa guardare è in vinili autografati, che cosa controllare. Una firma su un disco molto quotato è il caso in cui si falsifica di più: senza foto della firma o certificato, considera il disco come se non lo fosse.
- Raro
- Parola senza regole, usata molto a sproposito. Un disco è raro se la tiratura era corta o se l’edizione è stata ritirata, non perché l’annuncio lo dice: i casi veri sono in quali vinili valgono davvero.
Dove continuare
Se stai mettendo su l’impianto, le guide da cui partire sono i giradischi per cominciare e come si sceglie una testina. Per tenere i dischi in ordine ci sono espositori e scaffali, e per tenerli puliti il kit di pulizia.
Se invece stai cercando che cosa mettere sul piatto, le selezioni per genere sono rock, jazz, italiani, rap ed elettronica.
Come citare questo glossario
Questa raccolta è depositata e citabile: le 101 voci sono archiviate su Zenodo, il repository del CERN, con DOI 10.5281/zenodo.24020106. Da lì si scaricano in CSV e JSON, e si possono riusare — anche modificandole, anche per lavoro — con licenza CC BY 4.0, citando la fonte.
Spinella, S. (2026). Glossario del disco in vinile in italiano: 101 termini definiti. Pianeta Deals. https://doi.org/10.5281/zenodo.24020106
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Domande frequenti
Che cosa cambia davvero con un vinile da 180 grammi?
È più rigido e sta più piatto, quindi si imbarca meno col tempo. Non suona meglio di per sé: il peso non c'entra con l'incisione, e un 140 grammi stampato bene batte un 180 grammi stampato male.
Perché certi album escono in doppio LP anche se durano poco?
Per ragioni di solco: più minuti si incidono per facciata, più la spirale si stringe e più si perde sui bassi e sul volume. Dividere su quattro facciate permette un taglio più largo e un suono migliore.
Che cosa vuol dire NM o VG+ in un annuncio?
Sono i gradi della scala di condizione usata nel mercato dell'usato. NM è praticamente perfetto, VG+ ha qualche segno leggero ma suona ottimo. Disco e copertina si valutano separatamente, scritti come «NM/VG+».
Il fruscio su un vinile nuovo è normale?
Un fondo leggerissimo fa parte del mezzo. Un fruscio evidente su un disco appena aperto di solito è residuo di stampaggio o polvere: nella maggior parte dei casi sparisce col primo lavaggio a umido.
Ogni quanto si cambia la puntina?
Dipende dal tipo, ma l'ordine di grandezza è qualche centinaio di ore di ascolto. Una puntina consumata non suona soltanto peggio: rovina i solchi dei dischi che legge.
A che cosa serve l'antiskating?
Compensa la forza che tira il braccio verso il centro del disco. Senza, la puntina preme più su una parete del solco che sull'altra, e i due canali si consumano in modo diverso.
Serve per forza un preamplificatore phono?
Sì, ma può essere già dentro al giradischi o all'amplificatore. Deve essercene uno solo: se manca il suono esce debolissimo e senza bassi, se ce ne sono due in serie esce distorto.
I giradischi a valigetta rovinano i dischi?
Molti montano puntine ceramiche che premono sul solco molto più del dovuto. Per ascoltare ogni tanto vanno bene; sui dischi a cui tieni è meglio evitarli.
Come si conservano i vinili?
In piedi, mai impilati di piatto, senza stringerli troppo e lontano da fonti di calore. Busta interna antistatica a contatto col disco e busta esterna sulla copertina: sono i due accessori che prevengono la maggior parte dei danni.
Che cos'è la matrice e perché conta?
È il codice inciso nell'anello liscio fra musica ed etichetta, e identifica lo stampo da cui quel disco è nato. È il modo più affidabile per distinguere una prima stampa da una ristampa.











